Sostenibilità e circolarità nel settore Food: dal modello lineare al modello circolare rigenerativo
Negli ultimi anni la sostenibilità è passata da tema marginale a priorità strategica per l’intero settore agroalimentare. Secondo le stime della FAO oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra è legato ai sistemi alimentari, mentre circa il 30% del cibo prodotto viene perso o sprecato. Leggi l’approfondimento di Gabriele Di Bella.
di Gabriele Di Bella
Qualcosa sta cambiando…
Negli ultimi anni la sostenibilità è passata da tema marginale a priorità strategica per l’intero settore agroalimentare, così come in molti altri settori.
Nel settore alimentare, tuttavia, si può dire che la tematica sia veramente essenziale: secondo le stime della FAO (Food and Agriculture Organization), oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra è legato ai sistemi alimentari, mentre circa il 30% del cibo prodotto viene perso o sprecato. In particolare, sempre secondo la FAO, la produzione e il trasporto di alimenti che vengono poi sprecati rappresentano l’8% delle emissioni globali di gas serra, mentre lo spreco alimentare nella sua interezza incide per circa il 16%. In questo contesto, il passaggio da un modello lineare a uno circolare rappresenta una delle leve più essenziali per ridurre gli impatti ambientali e generare valore economico, peraltro con potenziali benefici di tipo sociale di importanza vitale (letteralmente!) per moltissime persone.
Spreco alimentare nei paesi UE
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L’Italia, purtroppo, si posiziona nella metà meno virtuosa di questa tabella che confronta il livello di spreco alimentare per paese europeo, con ben 139 kg di spreco alimentare medio per abitante. |
Dal modello “produci-consuma-smaltisci” a quello circolare
Il modello tradizionale del settore food è storicamente lineare: si estraggono risorse, si trasformano in prodotti alimentari, si consumano e infine si generano rifiuti. Questo approccio mostra oggi tutti i suoi limiti:
- le risorse scarseggiano per una significativa parte del mondo, e al tempo stesso vengono sprecate dall’altra (il Parlamento Europeo ha pubblicato un dato piuttosto sconvolgente – in media 129 kg di rifiuti alimentari per abitante UE sprecati a causa di scadenze oltrepassate o acquisto in eccesso);
- i cambiamenti climatici producono pesanti effetti sull’agricoltura e impongono l’adozione di modelli diversi di coltivazione;
- la crescita demografica tende progressivamente ad accentuare le problematiche di indisponibilità delle risorse alimentari;
- le pratiche agricole, se non adeguatamente gestite, possono generare pesanti impatti nella capacità di assorbimento della CO2;
- …e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
L’economia circolare propone un paradigma alternativo, basato su tre principi chiave: ridurre, riutilizzare e rigenerare. Applicata al food, la circolarità punta a ottimizzare l’uso delle risorse lungo tutta la filiera, valorizzare gli scarti come nuove materie prime e ripensare processi produttivi e modelli di consumo in un’ottica sistemica.
Il modello circolare è perfettamente rappresentato dal famoso diagramma a farfalla della Ellen McArthur Foundation, dove sulla parte sinistra diverse innovazioni nelle tecniche di coltivazione sono ben rappresentate e correlate tra loro in un processo perfettamente “circolare”.
Come applicare la circolarità nel settore Food
Prevenzione dello spreco alimentare
La prima e più efficace pratica circolare è la prevenzione dello spreco, intervenendo a monte – nella pianificazione agricola, nella logistica, nel packaging e nella distribuzione – per evitare la produzione di eccedenze non necessarie. Le tecnologie digitali, come l’analisi predittiva della domanda e i sistemi di tracciabilità, possono aiutare le aziende a migliorare la gestione delle scorte e a ridurre le perdite.
Anche il redesign dei prodotti e delle porzioni, insieme a una comunicazione più trasparente sulle date di scadenza, gioca un ruolo cruciale nel limitare lo spreco a livello di consumo finale. Piuttosto che, unitamente, le iniziative solidali, mirate a donare i prodotti di prossima scadenza a chi ne ha veramente bisogno.
Valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti
Quando lo spreco non è evitabile, la circolarità interviene trasformando gli scarti in risorse. Bucce, vinacce, siero di latte, crusca e altri sottoprodotti possono essere reimpiegati per creare nuovi ingredienti, quali mangimi, fertilizzanti, bioplastiche o energia.
Questo approccio, noto come upcycling alimentare, consente di estendere il ciclo di vita delle risorse e ridurre la dipendenza da materie prime vergini. Sempre più startup e aziende tradizionali investono in processi di estrazione di composti ad alto valore nutrizionale o funzionale da flussi di scarto precedentemente considerati inutilizzabili. L’upcycling, nella fattispecie, è l’approccio che consente di ottenere un prodotto di maggior valore di quello da cui viene derivato.
Ulteriore possibilità di valorizzazione degli scarti è data dal downcycling, dove il prodotto derivato risulta di minor valore, ma che, ugualmente può generare dei benefici da scarti altrimenti privi di valore (se non rappresentanti un costo di smaltimento).
Packaging sostenibile e circolare
Il packaging è un altro snodo chiave della sostenibilità nel food. Le pratiche circolari puntano a ridurre l’uso di imballaggi, migliorare la loro riciclabilità e sviluppare materiali compostabili o riutilizzabili. L’adozione di packaging monomateriale, l’uso di plastiche riciclate e le soluzioni di riuso (come il refill) contribuiscono a chiudere il ciclo dei materiali.
In questo ambito, la normativa europea – in particolare le strategie promosse dalla Unione Europea – sta spingendo il settore verso standard sempre più stringenti in termini di responsabilità estesa del produttore e riduzione dei rifiuti da imballaggio.
Recupero energetico da biomasse o scarti organici
Dagli scarti del sistema agricolo possono essere anche tratte importanti fonti di energia.
Gli impianti cogenerativi alimentati da biomasse residue consentono la produzione combinata di energia elettrica e termica, aumentando l’efficienza energetica. La digestione anaerobica di fanghi o scarti organici consente la produzione di energia rinnovabile o di biometano. Il compostaggio di scarti verdi invece può consentire la produzione di compost o biogas.
Agricoltura rigenerativa e cicli biologici
Alla base del sistema food c’è l’agricoltura, che in un modello circolare non può limitarsi a “ridurre i danni”, ma deve contribuire attivamente alla rigenerazione degli ecosistemi. L’agricoltura rigenerativa promuove pratiche come la rotazione delle colture, l’uso di compost derivato da scarti organici, la riduzione degli input chimici e il miglioramento della salute del suolo.
Questi approcci permettono di chiudere i cicli biologici, restituendo nutrienti alla terra e aumentando la capacità di assorbimento del carbonio.
Simbiosi industriale e filiere integrate
La circolarità nel food non riguarda solo la singola azienda, ma l’intero ecosistema produttivo. La simbiosi industriale permette a imprese diverse di collaborare, utilizzando gli scarti di un processo come input per un altro. Ad esempio, il calore residuo di uno stabilimento alimentare può essere impiegato in serre agricole, mentre i sottoprodotti agricoli possono alimentare impianti di biogas a servizio del territorio.
Queste logiche di filiera integrata rafforzano la resilienza dei sistemi locali e creano benefici economici condivisi.
Legislazione dell’UE per la riduzione degli sprechi alimentari
La lotta contro lo spreco alimentare, d’altra parte, è anche uno dei pilastri dell’Unione Europea che con la strategia “Dal campo alla tavola” desidera avviare iniziative per migliorare la chiarezza delle indicazioni relative alle date sulle etichette, nonché il contrasto al loro utilizzo scorretto. Nell’ambito di questa iniziativa, la Commissione prevede di analizzare anche le perdite di cibo che si verificano lungo l’intera filiera agroalimentare.
Un ulteriore strumento messo in campo per limitare gli sprechi è rappresentato dalla donazione degli alimenti. A tal fine, nel 2017 l’Unione europea ha adottato linee guida specifiche volte a favorire il recupero e la redistribuzione di prodotti alimentari sicuri e idonei al consumo alle persone in difficoltà.
Inoltre, nel 2019 è stata introdotta una metodologia armonizzata a livello europeo per la misurazione degli sprechi alimentari in tutte le fasi della catena di approvvigionamento. Questo approccio comune consente di monitorare e rendicontare in modo uniforme gli sprechi alimentari in tutta l’UE.
Benefici e sfide della circolarità nel food
L’adozione di pratiche circolari nel settore food genera benefici multipli: riduzione delle emissioni, diminuzione dei costi operativi, nuove opportunità di business e maggiore fiducia da parte dei consumatori.
Tuttavia, le sfide non mancano: investimenti iniziali elevati, complessità normativa, necessità di competenze tecniche e difficoltà di coordinamento lungo la filiera, per dirne alcune.
Per superare questi ostacoli è fondamentale un approccio collaborativo, che coinvolga imprese, istituzioni, ricerca e consumatori.
Ripensare il modo in cui produciamo, trasformiamo e consumiamo il cibo significa passare da un sistema estrattivo a uno rigenerativo, capace di creare valore nel lungo periodo.








