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Crisi del riciclo della plastica, parla Walter Regis di ASSORIMAP

Il Presidente dei riciclatori italiani della plastica spiega i motivi geoeconomici e commerciali della crisi europea e nazionale del settore, illustrando le proposte e le ragioni degli operatori.

“Viste le mancate misure urgenti per salvare il comparto, l’industria privata del riciclo, dopo anni di sopravvivenza, si arrende: da oggi fermiamo gli impianti”. Una dichiarazione shock, quella di Walter Regis di Assorimap, che lo scorso novembre ha scosso l’intero settore ambientale e ottenuto un grande risalto mediatico. Il comparto di cui si parla è quello della plastica riciclata, soggetto a pressioni di mercato sempre più ingestibili, e impossibilitato a procedere con le attività in assenza di un serio supporto istituzionale. “Siamo di fronte a un’emergenza nazionale che non possiamo affrontare da soli”, ha spiegato il Presidente dell’associazione di categoria italiana dei riciclatori della plastica contestualmente all’annuncio di questa estrema misura. Le aziende riciclatrici che aderiscono ad Assorimap trattano circa il 90% dell’intera quantità di rifiuti di imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata nazionale producendo materia prima seconda di alta qualità, che però oggi non trova mercato.

A ottobre gli incontri con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e, alcuni giorni dopo, con il Ministero del Made in Italy (MIMIT) non avevano portato, secondo l’associazione, ad alcun risultato concreto. Dopo l’annuncio del blocco degli impianti, il filo del dialogo con le istituzioni si è riannodato con un incontro con il MASE il 25 novembre, e la conseguente apertura di un tavolo per la gestione della crisi il 22 dicembre. Il 16 gennaio la trasmissione televisiva Report, creando grande scalpore, ha intervistato esponenti di Comuni che hanno dovuto bloccare la differenziata della plastica per l’incapacità operativa degli impianti di riciclo a continuare a ricevere i materiali.

Oltreilgreen24, che lo scorso dicembre aveva già dedicato un articolo di approfondimento su questo tema (leggilo qui), ha ascoltato Walter Regis.

“L’analisi della filiera” ci ha detto il Presidente di Assorimap, “indica chiaramente che la crisi attuale non è una semplice fluttuazione, ma il risultato di criticità congiunturali che si sono consolidate in problemi strutturali”. Il fenomeno è alimentato da tre dinamiche fondamentali. Il primo problema, che affligge non solo il settore della plastica riciclata ma la maggior parte dei settori produttivi nazionali, è il caro energia.  Un fatto “ormai cronico, che vede l’Europa in competizione asimmetrica per i costi energetici con paesi come la Cina, la Turchia e il Vietnam; questi costi incidono sul costo totale di produzione e sui prezzi finali di vendita delle materie plastiche seconde”.

Il problema segnalato da Regis assume un connotato paradossale alla luce delle analisi compiute dal Politecnico di Milano sul ciclo di vita dei polimeri riciclati. Per ogni tonnellata di plastica ABS post-consumo riciclata si risparmiano 14 barili di petrolio. Ma il riciclaggio non si riesce più a fare perché il costo dell’energia è troppo alto!  Il circolo vizioso è più che mai evidente.

C’è poi la questione dell’approvvigionamento dei materiali dalle raccolte differenziate. Secondo Regis “i costi di acquisizione dei lotti italiani continuano ad essere troppo onerosi e facilmente esportabili, mentre l’Italia ha più difficoltà ad accedere alle disponibilità degli stessi materiali di altri Paesi”.

Infine, il costo della materia prima vergine che in quanto a prezzi e qualità è troppo competitiva rispetto al materiale riciclato. “Un paradosso a cui si aggiunge anche il dumping delle importazioni incontrollate low-cost dall’Asia, aggravato dai dazi statunitensi”.

“La nostra posizione è chiara”, afferma Walter Regis. “Per invertire la rotta servono azioni immediate. Chiediamo di anticipare al 2027 la norma europea sul contenuto minimo obbligatorio di plastiche riciclate nei beni e negli imballaggi. Contestualmente, abbiamo proposto provvedimenti che riconoscano il valore ambientale del riciclo meccanico delle plastiche: i certificati bianchi, per la riduzione di energia, e i crediti di carbonio, per la riduzione di emissioni CO2”.

Se i provvedimenti per il salvataggio del settore dovessero tardare, o non fossero implementati in modo adeguato, quale sarebbe lo scenario? “Il rischio, se non si dovesse intervenire in tempi rapidi, è un ulteriore stato di sofferenza della raccolta differenziata che vedrà la necessità di trovare misure non solo strutturali ma anche emergenziali”, risponde l’esponente dei riciclatori.

A primavera Assorimap presenterà un proprio report sul riciclo meccanico delle plastiche con i dati relativi al 2025, grazie al quale, numeri alla mano, sarà possibile compiere diagnosi più precise sullo stato di salute del settore.