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Leone XIV e la responsabilità di filiera

Il sistema economico internazionale, se non ha testa e non ha cuore, porta solo ad ingiustizie, esclusione sociale e danni ambientali. Leggi il commento di Giuliano Maddalena sul discorso pronunciato dal Pontefice in merito alla responsabilità di filiera.

di Giuliano Maddalena

Direttore di Safe – Hub delle Economie Circolari

Il sistema economico internazionale, se non ha testa e non ha cuore, porta solo ad ingiustizie, esclusione sociale e danni ambientali. Ad affermarlo, in uno storico discorso pronunciato lo scorso 23 ottobre nella Sala Nervi del Vaticano, è Papa Leone XIV. Non una critica alla globalizzazione, la sua, ma piuttosto un accorato appello alla responsabilità. Citando il suo predecessore Benedetto XVI, Leone ha ricordato che “i processi di globalizzazione, se adeguatamente compresi e orientati, aprono possibilità senza precedenti di ridistribuzione su vasta scala della ricchezza a livello mondiale; se invece sono mal orientati, possono portare ad un aumento della povertà e delle disuguaglianze e potrebbero persino innescare una crisi globale”.

Un esempio concreto di globalizzazione irresponsabile, e di “indifferenza strutturale” arriva dal Congo: “lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni dipende dai minerali che spesso si trovano nel sottosuolo dei Paesi poveri”, ha sottolineato la principale guida spirituale dell’occidente. “Senza il coltan della Repubblica Democratica del Congo molti dei dispositivi tecnologici che utilizziamo oggi non esisterebbero. Tuttavia, la sua estrazione dipende dalla violenza paramilitare, dal lavoro minorile e dallo sfollamento delle popolazioni”.

“Il litio è un altro esempio: la competizione tra le grandi potenze e le grandi aziende per la sua estrazione rappresenta una grave minaccia alla sovranità e alla stabilità degli Stati poveri, al punto che alcuni imprenditori e politici si vantano di promuovere colpi di Stato e altre forme di destabilizzazione politica, proprio per mettere le mani sull’oro bianco del litio”.

“I dinamismi del progresso vanno sempre gestiti attraverso un’etica della responsabilità, superando il rischio dell’idolatria del profitto e mettendo sempre l’uomo e il suo sviluppo integrale al centro”, dice il Papa. “L’umano è al centro della visione di sant’Agostino di un’etica della responsabilità. Egli ci insegna come la responsabilità, specialmente nei confronti dei poveri e di coloro che hanno bisogni materiali, nasce dall’essere umani con i propri simili e, quindi, dal riconoscimento della nostra comune umanità”.

Leone pone un occhio di riguardo agli esclusi, ai più poveri, a coloro che vivono alla periferia del sistema e sono spesso vittime della sua cecità. Raccogliendo l’eredità di Papa Francesco, il nuovo Papa promuove una Carità Cristiana (Amore) che non sia solo una faccenda tra privati ma caratteristica fondante del sistema economico e sociale. Sarà questa luce interna, se prenderà forza, a garantire i risultati di chi si sforza per promuovere filiere trasparenti, legali e giuste in ambito produttivo, sociale ed ecologico. Non basta di per sé instaurare meccanismi utilitaristici fondati sulla necessità di autonomia strategica, così come su azioni di responsabilità compiute con l’intento di soddisfare le istanze provenienti dall’elettorato e dal mercato. La dimensione utilitaristica delle filiere virtuose, seppur necessaria a garantirne sostenibilità economica, politica e commerciale, è, in fin dei conti, solo una struttura di tipo ingegneristico. A determinare la direzione dei processi di trasformazione, e a far sì che veri passi in avanti vengano fatti, sono invece il cuore e la testa, quest’ultima intesa come discernimento.

“Il normale discorso sulle cose nuove, con le loro potenzialità e i loro pericoli, omette ciò che accade alla periferia”, segnala Leone XIV. “Dal centro c’è poca consapevolezza dei problemi che colpiscono gli esclusi, e quando se ne parla nelle discussioni politiche ed economiche, si ha l’impressione che si tratti di una questione aggiunta quasi per dovere o in modo tangenziale, se non trattata semplicemente come un danno collaterale. In effetti, alla fine dei conti” questi problemi “spesso rimangono in fondo alla lista delle priorità”.

Un monito, quello del Papa, ma anche un segnale di speranza, che illumina il nostro lavoro quotidiano e lo riempie di significato.